21 maggio 2014

I buchi di Via Rasella

Retata dopo l'attentato (archivio federale tedesco)
Retata dopo l'attentato (archivio federale tedesco)
Con il post di oggi Roma Leggendaria sospende provvisoriamente la spensieratezza dei post precedenti per entrare nel vivo di un luogo che non può essere abbassato semplicemente al rango di "curiosità" della nostra città, ma piuttosto ne rappresenta una vera e propria ferita, per molti versi ancora aperta.

La meta di oggi è via Rasella, all'incrocio con via del Boccaccio, poco distante da piazza Barberini. La storia del famoso "attentato di via Rasella", avvenuto nel contesto storico della seconda guerra mondiale, è noto a molti di noi dai libri, eppure molti dei più giovani, come me, conoscevano i fatti in modo piuttosto frammentario. Cercherò allora brevemente di ripercorrere quello che accadde qui il 23 marzo 1944, rimandando i dettagli e le opinioni ad altri contesti più opportuni.

Facciata del palazzo, oggi
Facciata del palazzo, oggi
Siamo alla fine del 1943. Già da alcuni mesi Roma è nelle mani delle autorità militari tedesche, ed è un sanguinario teatro di guerra: la città aveva, per posizione geografica, ruolo politico e prestigio un'importanza fondamentale a livello strategico, per i tedeschi come per gli alleati.
Da pochi mesi sono iniziati i bombardamenti alleati, e i sentimenti antinazisti serpeggiavano fra i cittadini, affiancati tuttavia anche dalla fedeltà di altri alla preesistente dittatura.

Lo sbarco degli americani nella spiaggia laziale di Anzio, che avviene a gennaio 1944, aggrava la tensione dell'occupazione militare tedesca: Kappler, ufficiale della Gestapo, si occupa di mantenere l'ordine nella città, accentuando il clima di terrore iniziato già con l'occupazione dopo l'8 settembre, operando frequenti rastrellamenti, incarcerando e torturando i sospettati presso il palazzo di via Tasso, divenuto carcere (oggi museo della Liberazione) ed eseguendo decine di fucilazioni.

Particolare dei buchi nella facciata
Particolare dei buchi nella facciata
E' in questo contesto drammatico che nella città ha luogo, il 23 marzo 1944, qui a via Rasella, un attacco contro un reparto delle truppe militari di occupazione. Il gruppo partigiano denominato "Gruppo di azione patriottica" fa scoppiare una bomba al passaggio del reparto in questo punto, attaccando poi successivamente con bombe a mano e pistole i militari. L'attentato ha un effetto dirompente, complice anche la reazione a catena scatenata dal materiale esplosivo presente nel reparto colpito. Perirono nell'attentato 33 militari. Il mitra del fuoco di copertura successivo all'attentato e la sparatoria che ne seguì aggravarono ulteriormente il numero dei caduti, con la morte di due civili.

La rappresaglia tedesca non si fece attendere: da Hitler fu emanato l'ordine di deportare diecimila persone e di far saltare in aria il centro di Roma. Solo dopo una lunga trattativa con i comandi tedeschi a Roma - che facevano notare che per fare un'azione simile si sarebbe dovuto sguarnire il fronte di Anzio e Cassino - fu deciso di uccidere prima 50 italiani per ogni nazista ucciso, e infine 10.
Qui voglio sottolineare una cosa: l'orrore della guerra è tale che questo assurdo "conteggio", definito "rappresaglia" appunto, non era da considerarsi come una sorta di reazione "emotiva" ed improvvisata, ma un vero e proprio rituale bellico con delle regole e dei tempi di esecuzione ben disciplinati.

Buchi nella facciata
Buchi nella facciata
E' stato accertato storicamente che la rappresaglia operata dalle autorità tedesche non osservò tali regole, per le tempistiche di esecuzione (meno di 24 ore), per la mancata pubblicazione dell'attivazione di tale modalità (quasi segreta), per la scelta delle vittime (anche alti ufficiali) e per loro numero (superiore di 15 unità ai 320 "richiesti").
E' per questo motivo che l'orribile eccidio eseguito dei 335 italiani, presso le famose "Fosse Ardeatine", è stato giudicato dai tribunali dopo la fine della guerra non come un'azione bellica, ma come un vero e proprio crimine.

In tutto questo assurdo scenario, alzate lo sguardo sul palazzo qui di fronte. Non c'è una targa, nulla che abbia il coraggio di parlare, ma solo la testimonianza degli impressionanti buchi causati dal fuoco di copertura dei mitra tedeschi seguiti subito dopo l'attentato (foto di Enrico Imperiali).

Sono buchi enormi e spaventosi, raccontano l'orrore della guerra e viene da scostare lo sguardo altrove. Credo però che sia istruttivo guardarli, almeno per un pò, prima di allontanarsi, col cuore e con la mente.

Via Rasella è qui.

2 commenti :

  1. Vorrei ringraziare pubblicamente Enrico Imperiali non solo per le foto di via Rasella, che mi ha gentilmente fornito, ma anche per la discreta ma scrupolosa collaborazione al testo del post.
    Alessio

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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