22 novembre 2009

La leggenda di Palazzo Altieri a piazza del Gesù

La facciata della chiesa del Gesù
La facciata della chiesa del Gesù
Rieccoci ritrovati nel nostro piccolo club degli amanti delle particolarità di Roma. Anche oggi ci ritroviamo in un luogo che ha almeno due storie da raccontare.
Ci troviamo a piazza del Gesù, certo solo un bivio di passaggio per chi sta in auto intorno a piazza Venezia, ma se stiamo a piedi non possiamo non rimanere impressionati dall'imponenza maestosa della chiesa del Gesù, la chiesa madre dei gesuiti (vedi foto).

La prima piccola leggenda su questo luogo, tramandata a noi da Stendhal, narra che un giorno il Diavolo e il Vento se ne andavano a spasso per Roma. Arrivati in questa piazza, il Diavolo disse:
”Vento, ho da sbrigare una faccenda dentro la chiesa del Gesù, per cui aspettami qui che riesco subito". Il Diavolo entrò dentro la chiesa...ma sembra che per qualche strano sortilegio egli sia rimasto incastrato all'interno, per cui da quel giorno si narra che il Vento sia rimasto qui di fuori ad aspettarlo.
Stendhal voleva probabilmente alludere alle capacità incredibili di conversione dei gesuiti, per cui possiamo supporre che il demonio non riuscisse più ad uscire perchè era stato convertito!
Le solite storielle fantastiche...ma mentre passeggio qui intorno mi copro il collo con il bavero della giacca, che c'è una strana brezza tesa che non accenna (mai?) a diminuire.
Mentre ci ripariamo dal vento, volgiamo lo sguardo verso il palazzo Altieri (vedi foto). E' l'esterno di questo palazzo la vera curiosità di oggi.

La facciata di palazzo Altieri
La facciata di palazzo Altieri
Siamo nel 1675. Il principe Altieri aveva intenzione di costruire la propria nuova residenza ufficiale, quello che poi diverrà questo elegante palazzo, cioè il simbolo del prestigio e del potere della propria famiglia, forte anche dell'appoggio del papa, Clemente X, che era proprio un Altieri. Il principe affidò il progetto all'illustre e severo architetto Giovanni Antonio De Rossi, stabilendo che proprio piazza del Gesù era il luogo più prestigioso ed adatto fra quelli disponibili ad accogliere la nascita del palazzo. Per mettere in atto il progetto, il principe fa spianare il terreno, acquistando e facendo abbattere tutte le case e le baracche preesistenti e di intralcio alla costruzione. Tutte, eccetto una.
Infatti una vecchia signora, (Assunta o Berta, secondo le varie fonti), vedova di un ciabattino, non ne vuole proprio sapere di vendere la propria baracca ed andarsene. Alla signora era stata offerta una cifra immensamente più grande del valore della propria baracca, ma tutto inutilmente. Per l'anziana signora infatti i soldi ed il potere del principe non avevano alcun valore, in quanto quella misera casa per lei aveva un enorme valore affettivo, e nulla poteva distoglierla dal desiderio di finire dentro di essa i propri giorni come avevano fatto suo marito e i suoi avi. Neppure le minacce la spaventarono.
La casina della vecchia dietro palazzo Altieri
La casina della vecchia dietro palazzo Altieri
Il principe, sbigottito, si rivolse al papa, sperando che, essendo parente, avrebbe acconsentito ad un "atto di forza" nei confronti della vecchia. Ma egli, incredibilmente, diede ragione all'anziana signora, e impose all'architetto del palazzo una incredibile soluzione di compromesso: l'illustre palazzo dei principi Altieri sarebbe potuto essere costruito solo "inglobando", ma rispettando, la casina della vecchia!
Osserviamo infatti l'esterno del palazzo: fregi, finestre, tutto tende a seguire una linea simmetrica...Eppure ci sono delle imperfezioni: la maggior parte delle mie fonti cita fra le varie "asimettrie" (presenti in realtà su ogni lato), quella che c'è dietro, in via Stefano del Cacco 9a. Qui troviamo una porta e delle finestrelle a sè stanti (vedi foto), che delimitano un ambiente separato, in evidente contrasto con tutto il resto: ecco a voi il segreto di palazzo Altieri, la casina della vecchia!

Piazza del Gesù è qui.

8 commenti :

  1. Vorrei sapere come mai non risulta nessuna notizia degli anni 1950-1990 periodo in cui quasi tutti i locali del Palazzo Altieri venivano utilizzati per la vendita di tessuti .... infatti io stessa nel 1980 insieme ad oltre trecento persone eravamo alle dipendenze della ditta Carlo Bises e Figli, persone serie e corrette e che ora non si sa come mai non risultano più da nessuna parte. Ricordo che avevano anche diversi altri negozi ma le sede centrale era a via Del Gesù dove c'erano cataste immense di tessuti prestigiosi e firmati Valentino, Versace ecc.. in quei locali meravigliosi pieni di affreschi e dipinti abbandonati al loro destino.. quando ho potuto rivisitarli (dopo il duemila) era stato tutto restaurato e rimesso a nuovo mi sono emozionata a vedere le postazioni di lavoro i lunghissimi corridoi e stanze calpestati li per mesi ed anni e le finestre da dove mi affacciavo quando passavano le ambulanze o cortei di studenti finalmente rimessi nella giusta e meritata dimensione artistica. lascio qui l'ind. per sapere se c'è qualche ex collega di lavoro con le mie stesse curiosità o per avere + informazioni... grazie filomena zerofifi@libero.it

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    1. Bellissima testimonianza la tua cara Filomena! E' davvero interessante, per coloro che appartengono alla mia (giovane) generazione sapere che negli anni passati fabbriche e lavori hanno avuto sede in palazzi prestigiosi e "storici", sedi che quindi oggi sicuramente definiremmo inopportune.
      Nel mio piccolo posso dirti che una ditta "Carlo Bises" di tessuti mi risulta esista ancora a via Sistina 121, forse si potrebbe chiedere a loro. In ogni caso il mio semplice blog ospita volentieri la tua ricerca di informazioni e ti fa i migliori auguri.

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  2. Curioso leggere un commento come questo, curioso inciampare in ricordi così sereni sulla mia famiglia.
    Mi fa tanto piacere sapere che era un ambiente bello da vivere e in cui lavorare.
    Vado molto fiero di questa storia di famiglia,

    Lorenzo Bises

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  3. Salve,
    io vivo in Trentino, ma da bambino e fino ai 14 anni vivevo prima a Roma e poi a Civitavecchia (complessivamente, dal 1960 al 1972).

    Mia mamma, che a quei tempi provvedeva lei a confezionare vestitini, pigiamini, camicette ed altro, con la sua vecchia Singer, si faceva una festa ad andare a comprare i tessuti da Bises ed anche a me piaceva entrare con lei in quel palazzo, con più piani occupati da immensi scaffali di tessuti. Mi sembra di sentire ancora il gradevole odore, misto di legno antico e stoffa.
    Una commessa molto gentile ed anziana, mi regalava sempre dei ritagli di tessuti colorati, con i quali poi a casa giocavo (con alcuni, feci le "tende" per gli indiani del mio gioco di soldatini e cow-boys.
    Un paio d'anni fa, sono andato a Roma per lavoro... purtroppo ho dato un piccolo dolore a mia mamma: Bises non c'è più, come non c'è più il negozio di articoli per artisti di Paciosi (vicino a S. Carlo al Corso), o la ferramenta Cantini (che era in una via verso Piazza di Spagna) ed altri negozi. Vertecchi, in v. della Croce, esiste ancora!
    Ora io ho 59 anni e mia mamma, 92, ma i ricordi di quei luoghi ed attività di Roma, sono ancora vivissimi.

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    1. La sua testimonianza, perfettamente coerente con quella di Filomena poco sopra, è veramente bella, la ringrazio di averla condivisa nel mio blog. Sebbene io sia un po' più giovane, mette anche a me una certa malinconia pensare a molte attività "storiche" di Roma che purtroppo non ci sono più, e questa cosa deve certamente risultare più evidente a chi ha vissuto la città quando la sua dimensione era più a misura d'uomo e quando, forse, c'era un contatto umano maggiore fra esercente e cliente. Grazie ancora e tanti auguri per tutto a lei e a sua madre!
      Alessio

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    2. La scomparsa di aziende "storiche" è diffusa ovunque, nella Penisola... ed oltre. Proprio l'altroieri, di ritorno da un viaggio di lavoro in Austria, mi sono fermato a Bressanone (BZ), anche lì, con sorpresa, ho notato la scomparsa dell'immenso ferramenta "Constantini": ora c'è il negozio d'una catena di abbigliamento casual... e gli interni, per avere un "look industrial" hanno le pareti con ancora gli antichi scaffali a cassetti dell'attività scomparsa. Che tristezza!
      E lo stesso potrei dire per altre delle tante città ove ho vissuto.
      I negozi utili, vengono tutti sostituiti da impersonali catene, quasi solo di abbigliamento.
      Grazie per questo interessante blog, che ha risvegliato tanti ricordi,
      Enzo

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    3. Grazie a te Enzo per il tuo interesse! Ciao! Alessio

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  4. Ieri ho visitato il palazzo Altieri grazie alla giornata palazzi aperti dell'ABI stavo cercando ulteriori informazioni, e mi sono commossa a leggere il commento di Lorenzo Bises. Le misteriose vie del destino...Oggi c'è H&M o Oviesse, con i loro tessuti che si bucano dopo solo una volta che li hai messi: non si usa più ma era un'attività utile e gran valore confezionare i propri vestiti in casa. Un esperienza che tutti dovrebbero fare: un corso di taglio e cucito!

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