30 marzo 2016

Il sacro giardino di Livia

Augusto e Livia (gemma dorata del I sec.)
Augusto e Livia (gemma dorata del I sec.)
Il post di oggi ci porterà a conoscere un altro piccolo "tassello" dei segreti e delle antiche leggende di Roma, portandoci dentro una stanza molto molto particolare all'interno del Museo Nazionale Romano al Palazzo Massimo alle Terme (che si trova praticamente alla Stazione Termini). Lo so, di solito non entriamo nei musei, ma il biglietto costa davvero poco e ci sono molte cose davvero uniche e bellissime all'interno...oltre che la curiosità di oggi, ovviamente!

La protagonista del nostro post è Livia Drusilla, la moglie del famoso imperatore Ottaviano Augusto (vedi foto del medaglione, Vienna, Kunsthistorisches Museum).

Anche qui, come già in passato, la nostra storia comincia con una leggenda che ci racconta Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis Historia". In questo enorme trattato di 2000 anni fa e che oggi potremmo definire come una sorta di enciclopedia botanica, Plinio ad un certo punto comincia a parlarci della pianta dell'alloro. Il punto che ci interessa, tradotto dal latino, dice più o meno così:

"[...] Anche sul divino imperatore Augusto ci sono eventi degni di nota. Un'aquila fece cadere dall'alto, ma senza ferirla, una bianchissima gallina in grembo a Livia Drusilla, promessa sposa di Augusto, che fu quindi testimone di tale prodigio. Poiché tale gallina teneva nel becco un ramo di alloro carico di bacche, gli indovini ordinarono di custodire come sacri il volatile e la sua discendenza, e di piantare quei semi. Questo fu fatto nella villa dei Cesari sul fiume Tevere posta vicino al nono miglio delle via Flaminia, che per questo motivo è detta "ad Gallinas", e miracolosamente da quelle bacche sorse una selva. Quando poi Cesare trionfò, tenne in mano questo alloro e portò una corona di alloro sul capo, e dopo di lui fecero così tutti gli imperatori. E fu tramandato l'uso per tutti i Cesari di piantare i rami che avevano tenuto, ed esistono piante designate con i loro nomi [...]".

Augusto loricato (Musei Vaticani)
Augusto loricato (Musei Vaticani)
Questo racconto potremmo considerarlo alquanto bislacco, e potrebbe farci anche sorridere: una gallina bianca che precipita dal cielo in braccio ad una ragazza!
Eppure questa leggenda ha avuto per la nostra cultura grandi conseguenze.
Bisogna sapere che gli antichi romani davano grandissimo peso al volo degli uccelli in quanto dalla stessa fondazione di Roma esso era reputato come mezzo per interpretare il volere degli dei, quindi è ovvio che questo evento così strano, che per giunta aveva coinvolto la promessa sposa di Ottaviano Augusto, rappresentava qualcosa da prendere in serissima considerazione.

Plinio inoltre ci dice che i figli di questa gallina bianca sarebbero sempre stati considerati sacri, quindi non sarebbero mai stati uccisi...questo non ci ricorda qualcosa? Ancora oggi si dice "essere figlio della gallina bianca", o "essere figlio dell'oca bianca" per dire che si è dei privilegiati...deriva da questa leggenda! Ma non solo: la tradizione di mettersi le foglie di "lauro" sulla testa, per gli imperatori allora, ma anche per i laureati oggi, e la stessa parola "laurea", derivano proprio da queste piante sacre seminate da Livia e cresciute "in modo miracoloso" presso la villa chiamata, per questo motivo, "ad Gallinas" (cioè "presso le galline").

La villa di Livia "ad Gallinas", a Prima Porta
La villa di Livia "ad Gallinas", a Prima Porta
C'è altro da dire su questo? Sì, c'è ancora molto. Ulteriore suggestione ne aggiunge Plinio e anche altri autori latini, dicendo tra l'altro che le piante di alloro da cui gli imperatori sceglievano le foglie ed i rami, ne seguivano incredibilmente il destino, poichè quando un imperatore moriva, anche la relativa pianta appassiva spontaneamente. Tutte queste curiosità dovevano far suscitare per questo giardino, oltre che un generale rispetto, anche una profonda idea di sacralità e magia.

Naturale conseguenza di questo che vi ho descritto è che, nell'arco di vari secoli, gli archeologi, ma anche i provetti "Indiana Jones" di ogni epoca, si interrogarono parecchio su questo scritto di Plinio, per capire se esisteva ancora e dove si poteva trovare questa villa di Livia "ad Gallinas", con il suo miracoloso giardino.

Affreschi del giardino
Affreschi del giardino
Le ricerche terminarono nel 1863, anno in cui fu rinvenuta, fra delle imponenti rovine di una villa romana, proprio sulla via Flaminia e nei pressi del Tevere (all'altezza di Prima Porta), una grandiosa statua di Augusto (vedi foto, Augusto loricato)... Plinio aveva indicato chiaramente dove cercare! Gli archeologi, scavando, portarono alla luce un grande sito archeologico, che è stato recentemente restaurato e che è da poco possibile visitare (gratuitamente), e che rappresenta le rovine dell'antica Villa di Livia "ad Gallinas" (vedi foto).
I ricercatori trovarono una grande terrazza porticata ad U che probabilmente delimitava il sacro giardino di Livia citato da Plinio...di cui ovviamente dopo due millenni nulla è rimasto...o no?!?

Ebbene, sembra quasi che Livia e Ottaviano, consapevoli che il giardino non sarebbe potuto giungere intatto fino a noi, avessero escogitato comunque un modo per farcelo apprezzare... Poco dopo la bellissima statua di Augusto gli archeologi fecero infatti una scoperta straordinaria: presso il giardino, dentro una stanza seminterrata e quindi per questo protetta per duemila anni dalle ingiurie del tempo e degli uomini, trovarono un affresco eccezionalmente conservato ed assolutamente "sui generis". Su tutte e quattro le pareti vi è rappresentato un fantastico giardino, ricchissimo di piante e di uccelli a grandezza naturale.

Affreschi del giardino
Affreschi del giardino
E' una sorta di Eden perduto, con colori e dettagli straordinari, superiori persino agli affreschi rinvenuti a Pompei, e che dà davvero l'illusione di trovarsi immersi in un luogo incantato, fuori dal tempo e dallo spazio. Persino il vento, nel cielo turchino che fa da sfondo, sembra tangibile e sposta le cime delle piante.

Non si sa chi possa mai aver dipinto qualcosa di così superbo, ma nel 1951, al fine di tutelare queste pitture così delicate e uniche, si asportarono dalla loro sede originale e si trasportarono in un ambiente protetto all'interno del Museo Nazionale Romano.

Affreschi del giardino
Affreschi del giardino
Qui, con un'operazione di cui essere davvero orgogliosi, hanno ricostruito nelle esatte misure la stanza della villa, riattaccando poi alle pareti gli affreschi autentici, che quindi posso essere ammirati esattamente come nel luogo in cui erano originariamente collocati.

Attraverso i sorprendenti dettagli della pittura sono stati riconosciute con precisione nientemeno che 69 diverse specie di uccelli e 23 specie botaniche!
E naturalmente, fra quelle piante, più volte ne troviamo una che ora sappiamo avere lì un significato speciale....l'alloro!

Il Museo Nazionale Romano è qui.

6 marzo 2016

Illusioni prospettiche a Trinità dei Monti

Il convento di Trinità dei Monti
Il convento di Trinità dei Monti
Nella grande maggioranza dei post di Roma Leggendaria ho voluto descrivere luoghi accessibili facilmente e in modo pressocchè gratuito. Questa impostazione cercherò di mantenerla, ma vorrei informare i miei lettori che non tutti i tesori di Roma sono visitabili in questo modo, anzi è giusto dire che un vero e proprio universo fantastico è nascosto in luoghi normalmente chiusi al pubblico!

Tuttavia, in particolari giorni dell'anno, o attraverso permessi speciali ottenuti dalle varie associazioni culturali che organizzano periodicamente visite guidate, è possibile accedere anche a questi posti segreti di Roma...e con internet è facile informarsi.
Quello che oggi vi descrivo brevemente vuole essere quindi solo un esempio di questo mondo segreto e suggestivo che vive "dietro le quinte" della nostra città.

L'astrolabio catottrico
L'astrolabio catottrico
La meta di oggi è il convento di Trinità dei Monti, ufficialmente di proprietà francese e servito dalla oramai quasi estinta Confraternita dei Monaci di Gerusalemme, la stessa comunità che si trova in Francia nella famosa abbazia di Mont Saint-Michel (anche lì sono rimasti in pochissimi...). Il convento sorge alla sommità della famosa scalinata di piazza di Spagna, dietro l'obelisco e a fianco della chiesa (vedi foto); forse qualche distinta signora tra i nostri lettori conoscerà bene il convento che, già dal 1800 è stata anche sede di un prestigioso collegio per educande (e l'attività didattica continua ancora oggi).

Il convento fu fondato dai sovrani francesi all'inizio del 1500 su espresso desiderio del famoso santo Francesco di Paola, a cui i regnanti erano molto devoti. Proprio per questo motivo sono numerose le tracce artistiche legate a questi "committenti", come nel chiostro, che presenta sia un ciclo di affreschi sui miracoli del santo calabrese, sia la serie dei ritratti di tutti i sovrani francesi.

L'affresco di S.Francesco di Paola (visione frontale)
L'affresco di S.Francesco di Paola (visione frontale)
Ma le cose credo più interessanti, e più legate agli argomenti "romaleggendareschi" a cui voi siete oramai abituati, sono legate al fatto che il convento ha rivolto, sin dalle sue origini, una particolare predilezione per gli studi ad indirizzo scientifico, come la medicina, l'astronomia e la prospettiva. E' infatti grazie a questo che troviamo qui degli ambienti veramente notevoli e, credo, unici al mondo nel loro genere. Ma andiamo con ordine.

L'affresco di S.Francesco di Paola (visione laterale)
L'affresco di S.Francesco di Paola (visione laterale)
Il primo luogo straordinario è l'"astrolabio" del 1600 (vedi foto): un'incredibile galleria affrescata con decine di simboli zodiacali e linee che si diramano da uno specchio presente su una finestra. Certo, di meridiane ne esistono parecchie, anche a Roma, ma qui non ne osservate una, qui ci siete proprio dentro! L'intero ambiente dell'astrolabio infatti rappresenta in sè un'enorme meridiana a riflessione, in cui, attraverso calcoli complessi e seguendo la proiezione della luce riflessa del sole sulle pareti, oltre l'orario esatto, è possibile determinare varie situazioni astronomiche...un ambiente insomma davvero interessante...da visitare rigorosamente in una giornata non nuvolosa!

L'anamorfosi di S.Giovanni (visione frontale)
L'anamorfosi di S.Giovanni (visione frontale)
Il secondo ambiente vi lascerà ancora di più a bocca aperta: è l'affresco lungo circa 6 metri su uno dei corridoi vicini all'astrolabio (vedi foto frontale e di profilo), che è dello stesso periodo, che è detto "anamorfico". Cosa ha di particolare questo affresco? Beh, stando frontali rispetto al corridoio si osserva un paesaggio evocativo dello stretto di Messina, dove san Francesco operò il miracolo del camminamento sulle acque; stando di profilo rispetto al corridoio invece, lo stesso affresco sfrutta le leggi della prospettiva per far scomparire il paesaggio e far apparire il santo in preghiera sotto un albero! L'effetto è assolutamente incredibile...

L'anamorfosi di S.Giovanni (visione laterale)
L'anamorfosi di S.Giovanni (visione laterale)
Il convento, poco lontano dal primo corridoio, contiene un ulteriore affresco anamorfico, purtroppo molto più rovinato del precedente, che rappresenta San Giovanni (vedi foto, frontale e di profilo). Stavolta la visione frontale non è più interpretabile, ma la visione prospettica laterale "comprime" sufficientemente le parti rovinate del dipinto in modo da consentirci ancora di riconoscere la figura di San Giovanni che scrive sotto un albero...

Parte del refettorio di Andrea Pozzo
Parte del refettorio di Andrea Pozzo
Potremmo dire di essere già abbastanza "sazi" di curiosità per questo luogo, e invece manca ancora qualcosa di incredibile: il refettorio del convento, dove troviamo gli affreschi eseguiti da una nostra vecchia conoscenza, il caro confratello gesuita, Andrea Pozzo...ve lo ricordate? Quello delle illusioni della chiesa di Sant'Ignazio. E cosa ha preparato per noi stavolta il geniale artista barocco? Beh...il refettorio è un ambiente con una volta a botte con lunette, con colonne, architravi, fregi, costolonature...o no?!? ...

Le false prospettive del refettorio
Le false prospettive del refettorio
No!!! ...nemmeno le lunette esistono, è tutto straordinariamente rappresentato attraverso illusioni prospettiche, e solo i personaggi immaginari che vi sono "appesi" dentro, per quanto ben realizzati, ci consentono di comprendere l'inganno!

Usciamo fuori dal convento un pò storditi. Non ci fideremo mai più delle apparenze.

Il convento di Trinità dei Monti è qui.

18 febbraio 2016

La macchia di via dei Villini

Istruzioni in caso di attacco aereo
Istruzioni in caso di attacco aereo
Forse qualcuno di voi ha avuto un nonno o una nonna che ha raccontato com'era la vita durante la seconda guerra mondiale, avendola realmente vissuta in prima persona. Io non ne ho avuti molti di questi racconti, quel poco che so delle guerre del 1900 mi deriva sopratutto dai libri di scuola (che, malgrado quello che potete pensare, seguivo con una certa noia!). Quelli della mia generazione nella maggior parte, per quanto mi sembra, stanno nella mia condizione...e allora ho pensato di scrivere un breve post per noi!

Una cosa che non si pensa mai e che ti fa notare solo chi la guerra l'ha vissuta davvero è il fatto che per subirla non si deve necessariamente trovarsi a fare il soldato: puoi subirne gli effetti più devastanti semplicemente perchè ti trovi nel posto e nel momento sbagliati. E anche se quel momento magari non arriva, è comunque pesante psicologicamente il fatto di vivere nella concreta consapevolezza che l'evento drammatico può accadere.

Il bunker di Mussolini a Villa Torlonia
Il bunker di Mussolini a Villa Torlonia
Una prova di questi aspetti angosciosi è che ai tempi della seconda guerra mondiale faceva parte della normale educazione civica della popolazione l'addestramento su come comportarsi in caso di bombardamento aereo. Il regime non sembrava sminuire tale tragica eventualità, tanto che se abbiamo qualche vecchia enciclopedia dell'epoca fascista, possiamo quasi sicuramente incontrare delle pagine con delle istruzioni molto chiare e dettagliate su cosa fare in questi casi (vedi foto, tratta dall'"Enciclopedia del ragazzo italiano", del 1939).

In sintesi, al suono caratteristico delle sirene antiaeree dislocate un pò ovunque, senza panico ma con la fretta del caso, occorreva smettere qualunque attività e recarsi ai più vicini rifugi sotterranei.
E non era solo teoria: tutta l'Italia era piena di rifugi e bunker...e lo è ancora! Molti gruppi di appassionati e di associazioni ne "riscoprono" continuamente di nuovi, o li tutelano o ne invocano il recupero.

La "macchia" sul muro a via dei Villini
E Roma? I rifugi e bunker blindati più importanti e strategici sono 12, ma sparsi per la città c'erano anche più di 300 ricoveri antiaerei!
Finalmente, dopo tanti anni di abbandono, molte di queste strutture sotterranee stanno venendo restaurate e rese accessibili, come quelle a Villa Torlonia (bunker di Mussolini, vedi foto) e a Villa Ada (bunker dei Savoia)...ovviamente per scopi didattici e non per lo scopo originario!

Oggi siamo a via dei Villini, a pochi metri da piazza Galeno. Qui troviamo poco più che una macchia sul muro vicino ad una porta blindata, con una scritta quasi cancellata (vedi foto) e oramai minacciata da vicino dagli scarabocchi dei vari "writers" recenti. Ma ancora miracolosamente salva!

Elaborazione dei colori sulla macchia
Ma che rappresenta questa macchia sul muro? Purtroppo non c'è nessuna indicazione che ci segnali curiosità interessanti qui, eppure essa è un'incredibile testimonianza di quel passato di cui vi scrivevo sopra, e per questo andrebbe conservata e segnalata. Siete riusciti a decifrare la scritta?

Con il computer, facendo un pò di elaborazioni sui colori dell'immagine, ed eliminando i toni in alta frequenza, sono riuscito a rendere la scritta nella macchia molto più leggibile (vedi foto elaborata):

Ricovero
antiaereo pubblico
capienza posti 200

E' una delle poche scritte residue di questo tipo a Roma, indicava che bisognava scappare qui in caso di bombardamento aereo!
La porta blindata (vedi foto) che gli sta a fianco è proprio l'accesso al vecchio ricovero sotterraneo; questo in realtà è stato ricavato dall'antica catacomba paleocristiana dedicata a san Nicomede...lo sapete no? Sottoterra a Roma c'è meno spazio che in superficie!

Via dei Villini è qui.

22 gennaio 2016

Il passetto di Borgo

Un tratto del Passetto di Borgo
Un tratto del Passetto di Borgo
Oggi continuiamo a guardare intorno a Piazza S.Pietro. Effettivamente, per chi sa dove guardare, qui intorno ci sono molte curiosità interessanti anche senza dover necessariamente entrare nella Basilica.

L'oggetto su cui ci soffermiamo oggi è il cosiddetto "Passetto" (o "Corridore") di Borgo, cioè un muro che parte dagli edifici vaticani e raggiunge Castel S.Angelo (vedi foto). Questo muro, come già avevamo visto per il Muro Torto, è intriso di sangue e di storia. Facciamo il nostro solito piccolo passo indietro nel tempo, magari percorrendo il muro dalla zona del castello (vedi foto) in direzione San Pietro.

Il tratto vicino a Castel S.Angelo
Il tratto vicino a Castel S.Angelo
Siamo intorno al 1100, in pieno Medioevo quindi. Roma e la Chiesa erano istituzioni parecchio diverse dalle attuali, non parlo ovviamente solo di questioni di forma: il Papa era innanzitutto il capo di uno Stato, spesso non era una persona virtuosa o devota, ma eletta come risultato di un compromesso politico od espressione del potere di una famiglia. Coerentemente al carattere "terreno" dello Stato della Chiesa, i palazzi vaticani erano anche protetti militarmente.

L'espressione più evidente oggi del carattere bellico difensivo dell'area vaticana è Castel S.Angelo che, altissimo, strategicamente protetto da un'ansa del Tevere e dotato di cannoni orientabili in tutte le direzioni, costituiva una fortezza praticamente inespugnabile.

Un tratto del passaggio sopra le mura
Un tratto del passaggio sopra le mura
E' in quel periodo che si decide di dotare le preesistenti mura del Passetto di una loro caratteristica particolare: un passaggio segreto, una sorta di corridoio interno tale da consentire al Papa di spostarsi rapidamente, in caso di emergenza, dai palazzi vaticani fino dentro il castello. Questo antico passaggio, dopo quasi mille anni, esiste tuttora, è stato recentemente restaurato ed è visitabile: in parte è completamente interno alle mura, in parte è lungo il percorso merlato a cielo aperto; percorrerlo è a mio parere una delle (tante) cose non molto note ma incredibilmente suggestive da fare a Roma (vedi foto).

Un altro tratto del corridoio di Borgo
Un altro tratto del corridoio di Borgo
Ma capitò mai che un Papa si salvasse grazie al Passetto di Borgo? Sì, una volta capitò, con il Papa Clemente VII. Ciò accadde durante un evento fondamentale nella lunga storia di Roma, cioè durante il famoso saccheggio della città ad opera dei Lanzichenecchi, nel 1527.

Roma nella sua lunga storia fu più volte saccheggiata ma questa, per una serie di responsabilità politiche e religiose, ma anche per una serie di coincidenze sfortunate, fu un'aggressione veramente unica per ferocia (20mila morti) e durata (parecchi mesi), tanto che molti studiosi per questo motivo identificano l'inizio del Sacco di Roma (6 maggio 1527) come la data ufficiale di fine del Rinascimento.

Molto si potrebbe dire su questa vera e propria devastazione, molto è stato scritto, per cui credo che sia inutile dilungarmi sui numerosi dettagli raccapriccianti che potete trovare sui siti e libri di storia. Quello che mi interessa sottolineare qui è che, in rapporto all'entità del danno subìto, le tracce ancora oggi visibili di questa antica invasione non sono poi moltissime, e sono in qualche modo anche oggetto di ricerca da parte degli appassionati delle curiosità di Roma.

I segni delle archibugiate
I segni delle archibugiate
Una di queste tracce è proprio qui sul Passetto, a testimonianza della rocambolesca fuga di Clemente VII.
Immaginatevi la scena: il Papa comincia a fuggire, il passetto è di fatto un corridoio sicuro, qual'è l'unico punto veramente esposto di tutto il percorso? Andate su via dei Corridori, all'incrocio con via di Porta Angelica, e guardate dove il passetto si collega con i palazzi vaticani: il punto con la porta, proprio all'inizio del percorso sopra le mura, offre un piccolo angolo esposto per chi, posizionato sotto come noi, volesse colpire chi esce! Ed è infatti proprio in questo punto che si concentrano i segni delle terribili archibugiate (vedi foto), intelligentemente preservate nell'ultimo restauro delle mura.

Sono segni come quelli, più recenti, che abbiamo visto a Via Rasella...a ricordo e monito che, purtroppo, nell'arco dei secoli l'uomo non sembra migliorare.

Via dei Corridori è qui.

5 ottobre 2015

Il cuore di Nerone

Il sampietrino a forma di cuore ("cuore di Nerone")
Il sampietrino a forma di cuore ("cuore di Nerone")
Oggi ci troviamo ad esaminare uno di quei particolari di Roma che sono delle meravigliose "anomalie". Sono quei piccoli messaggi dal passato che, proprio perché trascurabili e circondati da opere d'arte o altre mete turistiche straordinarie, vengono pressocchè ignorati, tanto che sa quasi di miracolo il fatto che siano giunti pressocchè intatti fino ai nostri tempi.

Credo che tutti conoscano la pavimentazione costituita da "sampietrini", in particolar modo la conoscono i romani: è una pavimentazione costituita da blocchetti di pietra a sezione più o meno quadrata e di circa 10 cm di lato, accostati uno a fianco all'altro e battuti sul terreno. Questo tipo di selciato a Roma agevolava molto la movimentazione di carri e carrozze, si usava certamente già nel 1600, e si usa tuttora, tanto che i sampietrini li ritroviamo ancora in molte strade e piazze del centro storico. In particolar modo li ritroviamo qui, nella meta del nostro post di oggi, cioè nella famosissima Piazza San Pietro, tanto famosa da dare proprio il nome a questo tipo di pavimentazione.

Parte del cerchio percorso dalla Rosa dei Venti
Parte del cerchio percorso dalla Rosa dei Venti
Il "cuore di Nerone", noto anche come "cuore di Bernini" o di Michelangelo, è un sampietrino veramente particolare di piazza San Pietro: esso reca scolpito un cuore, in rilievo e per quasi tutto lo spazio che ha a disposizione (vedi foto). Dei bambini che giocavano nella piazza molti anni fa lo notarono per primi e presero a chiamarlo "il cuore di Nerone", senza un motivo particolare, ma forse oggi è questo il nome più comune.

Inutile seguire il consiglio di coloro che invitano a cercarlo come in una caccia al tesoro: costoro immaginano la piazza, ma non l'hanno davvero misurata. Nella piazza ci sono circa 2 milioni di sampietrini! Senza indicazioni precise su dove si trova, vi assicuro, non lo trovereste mai (...e non è stato facile individuarlo neanche per me, che sapevo già dove dovevo guardare!).
Ecco dove cercarlo.
Il cuore di Nerone nel riquadro del Libeccio
Il cuore di Nerone nel riquadro del Libeccio
A circa 10 metri dall'obelisco centrale, corre tutto intorno a disegnare un cerchio di marmo per terra la "Rosa dei Venti", cioè delle aree della piazza in cui è presente un disco più chiaro (vedi foto) con l'indicazione della direzione geografica e del nome del vento corrispondente. Il nostro caro cuore di Nerone si trova nel riquadro del sud-ovest, cioè quello del "libeccio" (vedi foto), cioè sul lato sinistro della piazza se guardate la facciata della basilica.

Ma che ci fa qui questo strano oggetto? Beh, questo è un vero mistero, però circolano a Roma alcune leggende al riguardo, anche se tutte davvero assai vaghe.

La prima leggenda ci racconta che fu Michelangelo a scolpire il sampietrino qui, a ricordo di un amore sfortunato. Una variante di questa leggenda ci dice che lo scolpì Gian Lorenzo Bernini, autore del magnifico colonnato che corre intorno alla piazza (colonnato di cui parleremo in un altro post), a simbolo che nella sua vita non trovò mai l'amore vero. Un'altra leggenda narra che fu scolpito da una donna, a ricordo dell'amore verso il marito condannato ingiustamente a morte.
Un'ultima leggenda narra che fu inciso tristemente da un soldato durante il discorso che Garibaldi tenne qui il 2 luglio 1849, prima di ripartire da Roma, sancendo così di fatto la fine della famosa "Repubblica Romana".

La cittadinanza romana, di cui orgogliosamente faccio parte, non finisce mai di stupirmi: chissà perché, ma un romantico cuore scolpito nel terreno ha suscitato nel popolo solo storie tristi!

Le nostre ipotesi

Qui Roma Leggendaria farà un'eccezione. Di solito nel nostro amato blog non vado mai al di là delle fonti, ma semplicemente le organizzo e le presento nel modo che credo migliore. Qui però le fonti sono veramente scarse, e questo sampietrino è un oggetto veramente misterioso ed interessante, per cui, con la preziosa collaborazione dell'amico esperto Andrea Rocchi di TalentoNellaStoria, faremo un piccolo viaggio insieme a voi su che cosa siamo riusciti a scoprire, e i nostri personalissimi risultati.

Confronto fra le due tipologie di sampietrini
Confronto fra le due tipologie di sampietrini
Il selciato fu fatto nella seconda metà del 1600, Michelangelo Buonarroti era già morto da circa 100 anni. Questo a discapito di una delle leggende, che quindi sembra davvero priva di qualunque fondamento.

Un fatto preliminare da dirsi è che il pavimento della piazza è stato rifatto varie volte, l'ultima nel 1936. In quest'ultima occasione sono stati anche sostituiti tutti i sampietrini preesistenti...tranne però quelli interni ai riquadri della Rosa dei Venti, probabilmente per la forma irregolare dei riquadri stessi. Infatti i sampietrini qui hanno un profilo molto più irregolare che nel resto della piazza, e il materiale è anche leggermente diverso (guarda foto-confronto). Sembra quindi che, in maniera incredibilmente fortunosa, il cuore di Nerone è anteriore al 1936, ma non c'è alcuna prova che sia uno dei sampietrini originali posati ai tempi del Bernini.
L'"hedera distinguens" con la moneta da 1 euro
L'"hedera distinguens" con la moneta da 1 euro
Un'altra ipotesi, per gli esperti di epigrafia latina, è che il cuore di Nerone sia in realtà il "riciclo" di una pietra più antica, che originariamente conteneva una scritta latina. Secondo questa ipotesi, il cuore va visto al contrario, e rappresenterebbe un' "hedera  distinguens", cioè un simbolo che veniva usato come segno di interpunzione e a fine decorativo. Il problema di questa ipotesi è che il sampietrino è veramente grande rispetto alle normali scritte romane (vedi foto con l'euro) e troppo elaborato rispetto alle altre "distinguens" giunte fino a noi; inoltre non è inciso, ma in rilievo. In ultimo, il materiale non corrisponde a quello usato per le incisioni romane. Anche la strana linea che percorre al centro il cuore è abbastanza fuori luogo. L'ipotesi "hedera distinguens" è quindi scartata.

Un fatto c'è: il nostro misterioso oggetto è molto vicino al disco "sud-ovest" del Libeccio, nella Rosa dei Venti. Occorre sapere che tutta la disposizione del pavimento con la Rosa dei Venti fu opera nel 1817 dell'abate astronomo Filippo Luigi Gilij, autore fra l'altro anche di linee nel pavimento, nell'altro lato della piazza, che di fatto trasformano l'obelisco vaticano in una gigantesca meridiana. L'ipotesi è che, rimaneggiando tutto il pavimento, il nostro abate sia in qualche modo coinvolto nella posa del cuore di Nerone.

il disegno nel libro dell'abate
il disegno nel libro dell'abate
Detto ciò, cerchiamo informazioni sull'abate Filippo Luigi Gilij. Scopriamo che egli, oltre che astronomo, era anche un esperto naturalista, tanto che aveva creato anche una sorta di giardino botanico in Vaticano nel quale coltivava unicamente piante del Sud America. Sud America? Il disco del Libeccio, relativo al sud-ovest....qualcosa torna. Andiamo avanti.
L'abate aveva scritto, nel 1789, un libro di botanica: "Osservazioni fitologiche sopra alcune piante esotiche introdotte in Roma". Il libro è pieno di disegni di piante oramai comuni per noi ma assolutamente nuove per la sua epoca. In particolare un paragrafo è interessante, e descrive quello che l'abate battezza con orgoglio come il "solanum lycopersicum pyriforme", e correda il paragrafo con un disegno della pianta (vedi disegno). L'abate ne parla con un certo entusiasmo, perché è il primo a coltivare questa pianta. Ma che pianta è?

Il "solanum lycopersicum" è il pomodoro! Questo è stato scoperto in Sud America, e viene coltivato in Europa proprio in quegli anni per la prima volta. L'abate descrive la specie "pyriforme", cioè quello di forma a pera, quello noto oggi come pomodoro "a peretta" o "a lampadina". Questa è una specie nuova, nota ancora oggi con il nome scientifico che ha coniato l'abate!

Il sampietrino e il pomodoro a peretta
A questo punto ho confrontato il cuore di Nerone, rovesciato, con il pomodoro a peretta...e non riesco più a vedere il cuore. Ora vedo due pomodori penzolanti da un rametto centrale (vedi foto confronto), inserito proprio nel riquadro della Rosa dei Venti che richiama, indirettamente, al Sud America.

...Tutto questo è solo una congettura, eppure non mi stupirei che le mattine di agosto-settembre, nel periodo indicato dall'abate come adatto per raccogliere i frutti, l'ombra dell'obelisco ricada proprio su questo sampietrino....

Piazza san Pietro è qui.